Non è raro nella nostra società imbattersi in appassionati appelli alla salvaguardia dei valori tradizionali, ispirati dalla necessità di proteggere dagli assalti del mondo globale il cuore e le radici della nostra identità.
Il pericolo più grande, il mostro da additare a folle e forconi, è il relativismo identificato con qualunquismo, individualismo, ignavia, cedevolezza, amoralità e libertinaggio.
Le conseguenze di una sua diffusione sarebbero catastrofiche: depauperamento, meticciamento, indebolimento, disgregazione, disordine, immobilità, ingovernabilità e anarchia solo per citarne alcune.
Nessuna società, si argomenta, potrebbe sopravvivere a tutto ciò: questa malattia va pertanto combattuta senza se e senza ma, pena il crollo di tutto ciò che si è faticosamente edificato.
Nel frastuono provocato dall’intensità e dalla frequenza di questo tipo di pubbliche esternazioni, è difficile trovare la tranquillità necessaria per ragionare in maniera critica sulla questione.
Il relativismo è semplicemente un modo di guardare il mondo alla luce della possibilità che quello che si sta osservando sia deformato dai nostri stessi “occhi”.
E’ ragionevole supporre che le implicazioni che questa visione può avere non siano definibili a priori, ma dipendano dal modo tramite cui vi ci si accosta.
Così come una bellissima bottiglia può essere riempita con del pessimo vino od una stupefacente scoperta scientifica può essere utilizzata per nuocere a se stessi ed agli altri, anche l’avvicinarsi al relativismo può avere esiti molto differenti.
Tutto dipende dalle conseguenze che si traggono da quella primitiva ragionevole incertezza sull’esistenza di una verità unica ed universale.
La domanda che ora sorge spontanea è se e come, in questo paesaggio che muta a seconda degli occhi che lo guardano, sia possibile gettare le basi per il vivere comune di più uomini. Per rispondere occorre e basta individuare quei criteri condivisi che consentano a più persone di abitare contemporaneamente gli stessi spazi fisici e di pensiero.
Ci si può chiedere, allora, quale sia la differenza con l’assolutismo: non sono forse questi criteri una forma di assoluto? La risposta è no in quanto non sono irrinunciabili, necessari o determinabili a priori. Possono essere concordati a posteriori secondo considerazioni logiche e pratiche e modificati in virtù dei risultati.
Il problema insito nella domanda sta nell’interpretazione del relativismo come l’assenza totale di contenuti. Frasi come “il relativismo rigetta tutti gli assoluti” sono un paradosso inconcludente. Il relativismo consiste nel considerare ogni sistema coerente di assoluti alla stregua di una lente attraverso cui guardare il mondo, nella consapevolezza che ve ne sono molte altre da usare. Potremmo dire che il relativismo non esclude l’assolutismo ma è la collezione di tutti i possibili sistemi coerenti di assoluti, svuotati della loro unicità ed universalità.
Uno stato relativista è possibile. La differenza rispetto ad uno assolutista è che i principi ed i valori in base ai quali si scrivono le leggi sono quelli, e solo quelli, su cui si è trovato accordo diffuso fra i cittadini in base a considerazioni empiriche, logiche e pratiche e non sono determinati dal caso tramite religione e tradizione. E’ la democrazia per eccellenza.
La questione non è dissimile dall’educazione di un bambino: si può dirgli “settimo: non rubare” ovvero che rubare è male e che chi ruba va all’inferno, oppure spiegargli che in una società in cui il furto è permesso si ha la libertà di rubare tanto quanto quella di essere derubati. In considerazione del fatto che il numero di prede supera di gran lunga il numero di predatori, non dovrebbe essere difficile far passare una legge che punisca il furto. Lo stesso per gli omicidi e la maggior parte degli attuali reati.
L’efficienza di uno stato assolutista dipende dall’abilità dei suoi cittadini di conformarsi acriticamente alle sue fondamentali assunzioni (scelte dal caso e mantenute dall’abitudine). L’efficienza di uno stato relativista dipende dalla capacità critica dei suoi cittadini nel costruire, controllare ed aggiornare le sue fondamenta. La scelta del sistema migliore dipende da quello che pensiamo e desideriamo per l’animale uomo.