Ideologia e credenza: una politica che non paga
La prova che la politica della credenza non sia garanzia di risultato può essere cercata nella ben nota vicenda di Gesù Cristo. Qualunque fosse il suo messaggio originario, quello che è dato sapere è che è stato più volte interpretato e manipolato con gli esiti più disparati. Difficile è immaginare che gli effetti delle prediche fossero quelli realmente auspicati dal predicatore, almeno in considerazione della loro quantità. Ad ogni modo è utile concentrare l’attenzione sul perché siano state possibili tante differenti manipolazioni. E’ possibile ipotizzare che la ragione di ciò sia d’ascriversi alla natura irrazionale del messaggio che è stato tramandato. Importanti in quest’ottica possono essere stati i filtri che hanno raccolto la testimonianza dell’uomo in testi scritti, in grado di superare la prova degli anni. Così come fondamentale può essere stata la selezione che di questi testi è stata fatta in seguito. Occorre chiedersi, però, se e come si sarebbero potute prevenire alcune di quelle libere interpretazioni. La risposta non è facile. Si può però supporre che sarebbe stata più ardua la manipolazione di un ragionamento rigoroso e razionale (per quanto difficilmente realizzabile e recepibile all’epoca) che per arrivare alle conclusioni partisse da assunti primitivi (si pensi ad esempio alla maggiore difficoltà rappresentata dall’alterazione del pensiero contenuto in un testo di geometria dell’antica Grecia). Resta comunque da dire che la possibilità di manipolare con successo un messaggio è tanto minore quanto più senso critico ha il suo destinatario. Ed è opportuno notare che parlare di uomini non è come dimostrare un teorema di geometria.
Quello che rimane evidente è tuttavia l’inopportunità di legare un qualsiasi messaggio ad un movente irrazionale. Quando un convincimento prescinde dalla ragione esso può essere sofisticato in maniera impercettibile senza il minimo sforzo intellettivo.