La politica del ragionamento (continua): democrazia
La vastità delle conoscenze del mondo moderno richiede una specializzazione a cui non si può più rinunciare. Meglio sapere poco ma saperlo bene. Questa è la ragione per cui molti pensano che l’amministrazione della cosa pubblica non possa e non debba essere prerogativa di tutti. Il bracciante, l’operaio e l’impiegato possono vivere spensieratamente mentre un’équipe di saggi amministratori si prende cura di questioni che sono al di là della loro comprensione. Ci penseranno poi i sapienti giornalisti con la loro preziosa informazione microfiltrata ad indirizzarli verso coloro che meglio governano. Dopotutto ognuno ha il suo lavoro ed occuparsi di tante cose contemporaneamente è il modo migliore per farle tutte male. Senza contare la mancanza di tempo e volontà. Il muscolo deve fare il muscolo, la mente pensa al resto. Anche ammesso che si possa fare, l’energia da utilizzare per portare il muscolo ad una maggiore consapevolezza è completamente sprecata e, quel che è peggio, viene sottratta alle attività da cui dipende il mantenimento dell’organismo.
Questo discorso, se pur seducente nella sua disarmante semplicità, si scontra evidentemente con il concetto stesso di democrazia come forma di governo basata sul principio della sovranità popolare. Se il popolo non ha i mezzi per comprendere ragioni e fini dell’azione politica chiaramente non ha gli strumenti per la selezione dei propri governanti. L’unica garanzia è la fortuna.